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Assange denuncia l’imperialismo in Internet

vendredi 8 mars 2013, par Hamilton Octavio de Souza

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Nel libro appena pubblicato, il fondatore di WikiLeaks mette in allarme i paesi dell’America Latina sull’uso e il controllo della rete da parte degli Stati Uniti d’America (Traduzione: Tomasina Contu)

Scritto da Hamilton Octavio de Souza

L’australiano Julian Assange divenne famoso in tutto il mondo per essere il redattore capo del sito web WikiLeaks, che dopo circa due anni cominciò a divulgare migliaia di documenti segreti del governo statunitense, molti di essi in connessione ad uffici diplomatici e sulle loro attività in altri paesi.

Assange, perseguitato dal governo statunitense e sotto minaccia di prigione in Europa, chiese asilo politico all’Ambasciata ecuadoriana a Londra da circa un anno dove si trova rifugiato ancora oggi.

Il 20 marzo del 2012 (essendo sotto gli arresti domiciliari nel Regno Unito) questo difensore della libertà di espressione in Internet e militante del movimiento Cypherpunk –gran sostenitore dell’adozione della crittografia (linguaggio cifrato) per proteggere la privacy degli individui, imprese e stati – si riunì con tre amici e colleghi specializzati e dedicati ad Internet, per un dibattito sulla situazione e il futuro della rete e soprattutto su quanto riguarda il crescente dominio autoritario di tutto ciò che circola nel cyber-spazio.

Da questo incontro nacque il libro “Cyperpunks – la libertà e il futuro di Internet” scritto da Julian Assange, Jacob Appelbaum, Andy Müller-Maguhn e Jérémie Zimmermann, pubblicato in Brasile da Boitempo Editorial e presentato dalla giornalista Natalia Viana. Il prologo e l’introduzione furono proprio a cura di Assange.

È esattamente nel prologo per l’America Latina, in data gennaio 2013, dove il creatore di WikiLeaks, si introduce nell’analisi della dimensione politica dell’Internet in un mondo segnato dalla disuguaglianza tra paesi, le differenze e il predominio assicurato dalla tecnologia, la capacità finanziaria il potere militare, ecc.

Secondo lui, la lotta attuale per la sovranità deve tenere in considerazione l’autonomia e la protezione di ogni paese contro l’enorme sistema di vigilanza creato sull’intera rete e controllato dagli Stati Uniti e da alcuni gruppi privati.

Assange segnala: “la vigilanza di un popolo intero da parte di una potenza straniera rappresenta naturalmente una minaccia alla sua sovranità. Le ripetute intromissioni in America Latina su questioni di democrazia ci hanno insegnato ad essere realisti. Sappiamo che le vecchie potenze coloniali useranno qualsiasi cosa a loro vantaggio per sopprimere la indipendenza latino-americana”.

Più tardi ci ricorda che tutte le rotte di Internet in America latina, sia per fibra ottica che via satellite, passano attraverso gli Stati Uniti e che “ogni giorno, centinaia di milioni di messaggi procedenti da tutto il continente latino americano vengono divorati dalle agenzie di spionaggio statunitense ed immagazzinati in maniera indefinita in depositi grandi quanto città.

Certamente i governi negligenti della loro sovranità o alieni ai progetti nazionali, non si preoccupano di questo tipo di appropriazione e di controllo strategico.

Allo stesso tempo, secondo Assange, i governi e i militari latino americani che hanno acquisito nel mercato programmi crittografati per la protezione dei loro segreti di stato furono semplicemente ingannati, dato che la maggior parte delle imprese che vendono questi dispositivi, “hanno stretti vincoli con settori dell’intelligenza statunitense”.

In questo modo, ciò che dovrebbe proteggere segreti, serve per rubarli. Nella sua difesa alla crittografia – contro la vigilanza dell’Internet – per proteggere le libertà civili e individuali, così come la sovranità e l’indipendenza dei paesi, l’editore capo di WikiLeaks, sostiene che “Essa (la crittografia) può essere usata per combattere non solo la tirannia dello stato sugli individui, ma anche la tirannia dell’impero sulla colonia”.

Il libro è un segnale di allarme per tutti noi, i cittadini utenti, che usiamo giornalmente la rete mondiale. Ed è anche una tirata d’orecchi per i governi che, ingenuamente, non si sono resi conto del nuovo campo d’azione dell’imperialismo.
Avvisare non fa male a nessuno.

Hamilton Octavio de Souza è giornalista e docente.

12.02.2013

Traduzione dallo spagnoloo: Tomasina Contu

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