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Il paradiso perduto di Lampedusa

quinta-feira 7 de abril de 2011, por Rita Freire, Rita Freire Rita Freire Rita Freire

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Questa piccola isola, grazie alla vicinanza alla Tunisia, rappresenta la prima meta e, allo stesso tempo, una forma di tortura per i migrante africani che non vengono accolti dall’Unione Europea

Tunisi, 1 Aprile 2011. Lampedusa è una piccola isola di 20 km quadrati nel Mediterraneo, al Sud dell’Italia e a circa 159 km dalla Tunisia. E’ così vicina a questo Paese nordafricano che è visibile dalla terraferma e inoltre da molti anni è la terra che accoglie diversi tunisini oppressi dalla povertà e dalla repressione politica. Altri migranti africani hanno intrapreso viaggi notturni in imbarcazioni clandestine, nella speranza di far parte di quei lavoratori indocumentati che l’Europa sfrutta bene e paga male.

La notte scorsa, giovedì 31 marzo, 17 persone che erano già migrate da Somalia, Bangladesh e Sudan per arrivare poi in Libia, hanno tentato di fuggire verso il piccolo paradiso di Lampedusa dal Paese incendiato dalle rivolte popolari e dai bombardamenti “alleati” contro il governo di Gheddafi. Viaggiavano con un neonato, recentemente nato in Libia, nella speranza di trovare una vita migliore in qualche parte dell’Unione Europea. Ma l’imbarcazione non ha resistito alla traversata, e dalle informazioni pervenute sembra che solo 6 dei migranti sono stati tratti in salvo. Tutti erano adulti.

Questo venerdì all’alba le guardiacosta tunisine hanno lavorato senza sosta per fare tornare verso la terraferma 300 migranti che si erano avventurati in un’altra imbarcazione che non aveva la possibilità di essere accolta dall’altra parte della costa. L’Italia è in allerta e l’Unione Europea ritiene di non avere nulla a che vedere con quello che sta siuccedendo. Il problema è che a Lampedusa non c’è più spazio per nessuno.

Fino al 14 gennaio scorso, circa cinquemila persone popolavano Lampedusa. Lavoravano la terra, pescavano e si occupavano dei piccoli commerci della minuscola isola. Ecco che arriva un’imbarcazione con a bordo migranti diretti al Nord. Dal 2008, un accordo tra Italia e la Marina tunisina impone un severo controllo sulla traversate del Mediterraneo.

Nel frattempo il governo di Zine El Abidine Ben Ali è stato travolto dalla rivoluzione del popolo tunisino, che si è propagata in tutto il Nord Africa, reclamando democrazia, libertà e diritti civili. Inoltre si è data una violenta controffensiva da parte dei governi contestati, come è stato il caso del vicino Paese governato da Gheddafi. Per un buon numero di rifugiati africani la Tunisia è un porto sicuro, e per alcuni il Meditteraneo è divenuto una possibile meta.

“L’esodo registrato in questi giorni in Tunisia è di dimensioni bibliche, è un numero mai registrato prima” dichiara alla stampa Bernardino De Rubeis, il prefetto della piccola isola. In poche settimane ci sono più migranti che abitanti a Lampesusa, tra i sei e settemila. Un mare di individui sofferenti la fame e il freddo, e poca gente per accoglierli.
Una parte viene portata in altre zone in Italia, come in Sicilia, per diminuire la pressione sull’isola, in cui mancano le provviste.

L’orientamento del governo è di rimpatriare tutti il più presto possibile.
Mercoledì l’isola è stata la scena in cui si è svolto il discorso del primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, che ha promesso di vuotarla in tre giorni, rimpatriando in Tunisia quante più persone possibile. Per questo ha destinato sette navi, per un totale di 10000 posti. La crisi umanitaria viene rispedita verso l’Africa.

Tradotto da Damiano Duchemin